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L’INVASIONE DEI DISOCCUPATI

L’Europa nella sua storia si è dovuta salvare (o sottostare) a varie invasioni di eserciti feroci e affamati di terre e ricchezza. In realtà anche oggi un altrettanto esercito di disperati sta sostando silenzioso e dimesso nelle piazze delle città europee. Si tratta dei disoccupati. Mai come in questo periodo infatti, i senza lavoro sono stati così tanti.

English: People unemployed in Estonia 2009

(Photo credit: Wikipedia)

In realtà, sebbene nella maggior parte dei casi si tratti di uno stanco numero di persone troppo remissive per poter ribellarsi, rappresentano comunque un gravissimo disagio sociale  la cui rabbia potrebbe esplodere con ferocia, come è successo soprattutto in quelle zone (vedi Grecia) dove la situazione è particolarmente disperata e in altre (vedi Spagna) dove a soffrine maggiormente sono i giovani In questi casi infatti il livello di rabbia raggiunge l’apice e presta il fianco a facili manifestazioni di violenza. ma il problema è molto più complesso di quanto sembri. Sebbene le statistiche parlino di una disoccupazione che nell’Unione arriva al 10,9% e nell’euro al 12%, con punte variegate che vanno dal 6% della Germania al 25% della Spagna, ciò che i numeri non contemplano e quell’alone indefinito di sottoccupati e scoraggiati.

Cosa si intende con questi termini? Partiamo da presupposto che per appartenere alla categoria dei disoccupati bisogna essere senza reddito, in cerca di lavoro e disposti ad accettarlo subito in caso questo si presentasse. Tre opzioni che non sempre possono essere soddisfatte. Alcuni non credono di poter trovare lavoro a causa della loro età (in Italia il problema riguarda agli esodati), oppure perché si sono visti offrire lavori che sono al di là delle loro competenze (nel senso che avrebbero accettato ma non hanno avuto modo di ricevere nessuna formazione adatta), altri, invece sono costretti a rifiutarne uno perchè si trovano nel periodo di “stacco” tra due contratti precari, oppure per questioni familiari non possono permettersi di viaggiare oltre un certo raggio d’azione. In altri casi, invece, si tratta di lavoratori part time obbligati: in questo caso loro non rientrano nella categoria dei disoccupati, perchè ufficialmente con reddito, ma risentono comunque in modo diretto dei disagi della mancanza di un lavoro stabile, di un guadagno sicuro e della impossibilità di fare progetti a lungo termine. Quindi, nel caso si volesse allargare la percentuale dei disoccupati anche a quella degli scoraggiati e dei part time, includendo quindi una nova accezione del termine che inquadri anche le difficoltà sociali o psicologiche ad essa legati, il numero iniziale di 26 milioni di europei (di cui 19 in zona euro), salirebbe a 45, 4 milioni ovvero il 19% della popolazione attiva.

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